mercoledì 26 febbraio 2020
mercoledì 5 febbraio 2020
lunedì 13 gennaio 2020
mercoledì 8 gennaio 2020
ToDo_#15_IL CLIENTE
Valentina Mastracchio - Insegnante di ArteTerapia e Diplomata “Metodo Martenot”
“Ho aperto il mio Atelier a novembre 2015.
Il metodo Martenot, elaborato dalla psicopedagoga Ginette Martenot nasce a Parigi intorno agli anni ’30, nasce dal concetto che: l’Arte è per tutti, tutti possono dipingere, disegnare, creare, stupire soprattutto se stessi distratti e stressati alla ricerca di un attimo di amore per sé.
Può essere di stimolo per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, di sperimentare, di sporcarsi le mani, di credere e ri-credere in sé stesso.”
#Attraverso quali strumenti l’Architettura può abbracciare queste arti?
“Credo che la Luce sia un elemento fondamentale; deve arrivare, soprattutto se naturale. Inoltre, credo che la geometria e la chiarezza degli spazi possa infondere sicurezza nell’occhio
delle persone, chiamate ad esporre se stesse in un ambiente estraneo, pertanto meglio se confortevole e confortante.”
#Musica e Arte. Possono convivere in Architettura?
“Sono convinta che ogni arte possa abbracciarne un’altra. Le tre che sono state citate hanno lo stesso obiettivo:
Emozionare. E nascono da elementi fortemente legati quali esperienza, studio, ispirazione.”
#A cosa pensi se ti dico “Atelier”? Quale è il rapporto tra i giovani di oggi e l’arte?
“Atelier per me rappresenta l’avverarsi del mio sogno.
I giovani sono ancora interessati all’Arte, ma si fermano dietro alla frase “non so disegnare”.
Il Metodo Martenot crede invece che tutti siano in grado di disegnare e creare, crede manchi soltanto il coraggio e gli strumenti giusti per farlo con soddisfazione.
Il Metodo prevede una crescita progressiva e di grande soddisfazione anche per chi non ha mai avuto contatti con l’Arte in precedenza.”
“Ho aperto il mio Atelier a novembre 2015.
Il metodo Martenot, elaborato dalla psicopedagoga Ginette Martenot nasce a Parigi intorno agli anni ’30, nasce dal concetto che: l’Arte è per tutti, tutti possono dipingere, disegnare, creare, stupire soprattutto se stessi distratti e stressati alla ricerca di un attimo di amore per sé.
Può essere di stimolo per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, di sperimentare, di sporcarsi le mani, di credere e ri-credere in sé stesso.”
#Attraverso quali strumenti l’Architettura può abbracciare queste arti?
“Credo che la Luce sia un elemento fondamentale; deve arrivare, soprattutto se naturale. Inoltre, credo che la geometria e la chiarezza degli spazi possa infondere sicurezza nell’occhio
delle persone, chiamate ad esporre se stesse in un ambiente estraneo, pertanto meglio se confortevole e confortante.”
#Musica e Arte. Possono convivere in Architettura?
“Sono convinta che ogni arte possa abbracciarne un’altra. Le tre che sono state citate hanno lo stesso obiettivo:
Emozionare. E nascono da elementi fortemente legati quali esperienza, studio, ispirazione.”
#A cosa pensi se ti dico “Atelier”? Quale è il rapporto tra i giovani di oggi e l’arte?
“Atelier per me rappresenta l’avverarsi del mio sogno.
I giovani sono ancora interessati all’Arte, ma si fermano dietro alla frase “non so disegnare”.
Il Metodo Martenot crede invece che tutti siano in grado di disegnare e creare, crede manchi soltanto il coraggio e gli strumenti giusti per farlo con soddisfazione.
Il Metodo prevede una crescita progressiva e di grande soddisfazione anche per chi non ha mai avuto contatti con l’Arte in precedenza.”
lunedì 16 dicembre 2019
mercoledì 4 dicembre 2019
domenica 1 dicembre 2019
giovedì 21 novembre 2019
lunedì 18 novembre 2019
venerdì 15 novembre 2019
giovedì 14 novembre 2019
ToDo_#8_LA SCACCHIERA_Estratto
"In Libeskind il layer assume una forza drammatica. Non è lo strumento [...] di ricomposizione, ma è la presentazione del dramma di un mondo che non può e quindi non deve più rimettere insieme i pezzi." da "Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica" di A.Saggio.
La scacchiera di Daniel Libeskind, ed in particolare del suo Museo di Berlino, è un vero e proprio strumento di comunicazione e di denuncia verso un mondo scollato, disinteressato. Stimolato presumibilmente dalle sue origini (nasce nella Polonia del dopoguerra (1946) da due genitori profughi dai campi di sterminio), l'architetto realizza un'opera simbolo della sua architettura, fondata sulla predominanza semantica della linea, ovvero "la capacità di rompere, di estendersi, di non racchiudersi nei "piani" della tradizione puramente funzionalista, ma del muoversi della linea nello spazio schizzando, lacerando e zigzagando in uno spazio nuovo."
Ne è un esempio il corpo principale dell'opera, consistente in una linea spezzata e obliqua a testimonianza della complicata relazione fra mondo e memoria. A mettere ordine è una linea retta, che intersecando in più punti la spezzata, crea un'asse temporale in cui il "come sarebbe dovuta andare" diviene speranza e poi consapevolezza. Lo strumento principe è quindi l'informazione;
Dal novembre 1988 di New York, infatti, il de-costruzionismo supera il concetto funzionalista del "esisto in quanto funziono", aggiornandolo con un "esisto in quanto informo".
Dunque, l'architettura inizia ad affrontare il dramma, inquadrato nella nostra storia, attraverso un talvolta minuscolo elemento dalle potenzialità illimitate.
"Le linee creano così dei micromondi e un universo di costellazioni e di potenzialità" , scrive A.Saggio nel suo libro, sottolineando come "E' un simbolismo quello di Libeskind che entra dentro le stesse fibre del fare architettura e che si appropria della costruzione e dello spazio."
Quest ultimo, risulta pertanto il palcoscenico ideale della "terza ondata" teorizzata da Toffler, sul quale la realtà viene illustrata attraverso forme, linee e la relativa scacchiera di riferimento.
L'ipotesi di vagliare tale ipotesi è nata dalla congruenza formale e dialettica della tessitura oggetto di studio, la quale scandisce delle linee guida lungo diverse spezzate, scandite da un elemento di "serenità" organico, piuttosto che rettilineo.
DANIEL LIBESKIND, Museo Ebraico, Berlino, 1989-99.
La scacchiera di Daniel Libeskind, ed in particolare del suo Museo di Berlino, è un vero e proprio strumento di comunicazione e di denuncia verso un mondo scollato, disinteressato. Stimolato presumibilmente dalle sue origini (nasce nella Polonia del dopoguerra (1946) da due genitori profughi dai campi di sterminio), l'architetto realizza un'opera simbolo della sua architettura, fondata sulla predominanza semantica della linea, ovvero "la capacità di rompere, di estendersi, di non racchiudersi nei "piani" della tradizione puramente funzionalista, ma del muoversi della linea nello spazio schizzando, lacerando e zigzagando in uno spazio nuovo."
Ne è un esempio il corpo principale dell'opera, consistente in una linea spezzata e obliqua a testimonianza della complicata relazione fra mondo e memoria. A mettere ordine è una linea retta, che intersecando in più punti la spezzata, crea un'asse temporale in cui il "come sarebbe dovuta andare" diviene speranza e poi consapevolezza. Lo strumento principe è quindi l'informazione;
Dal novembre 1988 di New York, infatti, il de-costruzionismo supera il concetto funzionalista del "esisto in quanto funziono", aggiornandolo con un "esisto in quanto informo".
Dunque, l'architettura inizia ad affrontare il dramma, inquadrato nella nostra storia, attraverso un talvolta minuscolo elemento dalle potenzialità illimitate.
"Le linee creano così dei micromondi e un universo di costellazioni e di potenzialità" , scrive A.Saggio nel suo libro, sottolineando come "E' un simbolismo quello di Libeskind che entra dentro le stesse fibre del fare architettura e che si appropria della costruzione e dello spazio."
Quest ultimo, risulta pertanto il palcoscenico ideale della "terza ondata" teorizzata da Toffler, sul quale la realtà viene illustrata attraverso forme, linee e la relativa scacchiera di riferimento.
L'ipotesi di vagliare tale ipotesi è nata dalla congruenza formale e dialettica della tessitura oggetto di studio, la quale scandisce delle linee guida lungo diverse spezzate, scandite da un elemento di "serenità" organico, piuttosto che rettilineo.
DANIEL LIBESKIND, Museo Ebraico, Berlino, 1989-99.
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